Anno XV n. 3/1993

Mons. GIUSEPPE CANDIDO grande vescovo e illustre scienziato

di Giuseppe Amalfitano

Giuseppe Candido nacque a Lecce il 28 ottobre 1837 da Ferdinando e Stella De Pascalis. Primogenito di sette figli, fin da ragazzo mostrò di amare sia l’abito talare che le scienze. Studiò presso il prestigioso Collegio “Argento”, vanto della città salentina, sotto la guida dei padri Gesuiti e specialmente del padre Miozzi, che prima lo avviò e poi perfezionò nelle scienze fisiche, soprattutto nell’elettricità, nascente branca delle scienze stesse.
I suoi studi proseguirono a Napoli seguendo due strade parallele: le scienze, presso quella Università, e la Teologia presso i Gesuiti. Nella città partenopea ebbe quale compagno di studi, nonché grande amico, don Mario Palladino che, nel 1901, avrebbe preso il suo posto alla guida della Diocesi d’Ischia e che l’avrebbe accudito amorevolmente per i restanti cinque anni di vita. Nell’anno dell’unità d’Italia (1860) si laureò a Napoli prima in Scienze Naturali e poi in Teologia. Venne ordinato sacerdote nella sua città dal Vescovo di Lecce mons. Nicola Caputo: era il 22 dicembre 1860.
Divenuto sacerdote la sua vita si divise fra Lecce e Napoli, dove continuò a studiare e ad incontrare altri scienziati.
A Lecce insegnò lettere nell’ancora oggi notissimo Liceo-Ginnasio “Palmieri” e nel Seminario Diocesano, ma la sua vera passione terrena erano le scienze e soprattutto la fisica. Così cominciò a dedicarsi ai suoi studi preferiti e nel 1867 venne a lui una nomina prestigiosa: vice-presidente della Commissione per l’Esposizione Universale di Parigi; e quella stessa esposizione universale gli conferì, l’anno dopo (1868), la medaglia d’oro. Ma il 1868 doveva rivelarsi un anno fortunato per don Giuseppe (don Pippi, in dialetto leccese) in quanto il 19 ottobre venne messo in moto a Lecce il primo dei suoi orologi elettrici. Nel 1870 ideò un sistema di sincronizzazione di cinque orologi elettrici, da lui installati a Lecce, in altrettante piazze della città: oggi può apparire semplice il sistema inventato per la sincronizzazione ma per l’epoca era davvero straordinario.
Ma, a nostro avviso, l’invenzione che ha fatto passare alla storia mons. Candido è la cosiddetta “Pila Candido”, una pila rivoluzionaria per quei tempi e forse anche per i nostri tempi che dette onori e gloria a don Giuseppe e che all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 ottenne dal Giurì internazionale la prima delle menzioni onorevoli accordata all’Italia per la classe “elettricità”.
Il 18 novembre 1881 don Giuseppe venne preconizzato da Leone XIII, nel Concistoro, Vescovo titolare di Lampsaco e Coadiutore di Nicastro (oggi Lamezia Terme). E così iniziò per don Pippi una nuova vita, molto impegnativa e ricca di rinunce per i suoi studi; però il Candido era prima di tutto sacerdote e obbedì perché dell’obbedienza ne aveva fatto, e ne fece sempre, una ragione di vita.
Nello stesso anno 1881, venne consacrato Vescovo dal Cardinale Gaetano Alimonda, Arcivescovo di Torino.
A Nicastro si dedicò moltissimo alla ristrutturazione del Seminario. Operò per il bene dei suoi diletti figli spirituali e nel 1882 ne divenne Vescovo a tutti gli effetti.
Nel 1888 venne nominato Vescovo di Ischia conservando l’Amministrazione apostolica di Nicastro (fino all’arrivo del nuovo vescovo diocesano).
Entrò nella diocesi di Ischia solo l’anno dopo (agosto 1889) .
Mons. Candido si innamorò subito dell’isola d’Ischia anche perché, essendo quella di Ischia una diocesi piccola, meglio poteva dedicarsi ai suoi studi interrotti nel periodo della cura spirituale di Nicastro. E poi la vicinanza a Napoli lo avvicinava pure di nuovo ai vecchi e cari amici degli anni napoletani.
Cominciò allora a dedicarsi al Seminario, ristrutturandolo interamente e chiamando a reggerlo un suo fidato collaboratore di Nicastro, il canonico Albino Bragaglia; anche il collegio dei docenti fu rinnovato e il Seminario d’Ischia, visitato varie volte da ispettori statali e vaticani, fu additato in campo nazionale per la sua ottima qualità degli studi e per la sua ottima organizzazione generale.
Gli anni isolani furono molto produttivi per lo scienziato Candido in quanto don Pippi si potè dedicare con più lena, grazie al maggiore tempo disponibile rispetto a Nicastro, ai suoi studi preferiti e potè mettere in pratica molte sue teorie. Ed ecco che il Seminario e l’Episcopio furono dotati di un avanguardistico sistema di illuminazione ad acetilene. Dedicò molto amore pure alla Cattedrale nella quale fece rinnovare tutto il soffitto e si adoperò per fare sostituire il pavimento. Opera meritoria in campo ecclesiastico fu la “Pia Opera dei Tabernacoli” per garantire alle chiese bisognose di aiuto le suppellettili e gli arredi sacri di cui avevano bisogno. Nel periodo del suo episcopato a Ischia, poi, visse e morì il Servo di Dio canonico Giuseppe Morgera (1844-1898) di Casamicciola che predicò spesso alla presenza di mons. Candido.
L’11 maggio del 1899 nella sua città natale, nel Museo Civico, venne collocato un medaglione di bronzo riproducente l’effigie del dotto vescovo e il 24 maggio del 1900 il Ministero competente , con proprio decreto, brevettò il “Gassogeno Candido Automatico” che il vescovo d’Ischia aveva sperimentato in Seminario.
Ma il secolo ventesimo non fu felice per mons. Candido che, nel 1901, dopo una paralisi che ne minò definitivamente il fisico e soprattutto il cervello, non esitò a rinunciare alla titolarità della sua sede per motivi di salute e venne nominato Vescovo titolare di Cidonia e Amministratore Apostolico d’Ischia. Non volle ritornare a Lecce, nonostante le forti pressioni dei familiari, e si ritirò in un appartamento attiguo al Seminario. La Provvidenza Divina volle che suo successore fosse nominato quel don Mario Palladino, suo grande amico, che lo accudì amorevolmente fino a quell’afoso 4 luglio 1906 quando serenamente ritornò alla casa del Padre, dopo una vita intera spesa per lo studio, per le scienze e soprattutto per Santa Madre Chiesa. Aveva 69 anni. Per sua volontà i suoi resti mortali riposano nella Cappella del Capitolo Cattedrale nel Cimitero di Ischia, ospite eterno di quell’isola verde che tanto amò e dalla quale non volle distaccarsi nemmeno dopo morto.

Bibliografia essenziale:
- Cosimo De Giorgi - “S.E. mons. G. Candido e gli orologi elettrici di Lecce” - Stab. Tip. “Scipione Ammirato”, Lecce, 1899.
- “Giuseppe Candido nel primo centenario della nascita, 28 ottobre 1837” (discorso commemorativo del dr. Gennaro Candido, colonnello medico della Regia Marina etc.), Tipografia Scorrano, Lecce, anno XVII era fascista (1938).

- Onofrio Buonocore - “Un vescovo scienziato - Mons. Giuseppe Candido” - Tip. dell’Isola d’Ischia, senza data (probabilmente il 1941 in quanto in una nota iniziale si legge testualmente; “Il prossimo luglio viene a compimento il primo quarto di secolo che mons. Giuseppe Candido, chiarissimo vescovo isclano, passò di questo mondo”), pp. 32.
-) Onofrio Buonocore - “La diocesi d’Ischia dalle origini ad oggi” - Rispoli ed. Napoli, 1948 ( alle pagine 59-60 è delineata la figura di mons. Candido).
-) Giuseppe Amalfitano - “Mons. Giuseppe Candido, Vescovo e Scienziato” in “Tribuna Sportiva dell’Isola d’Ischia” anno III, n. 16/17 del 20 ottobre 1972, pag. 4 (in questo articolo è descritta la “pila Candido”).
-) Livio Ruggiero - “Il funzionamento degli orologi elettrici di Lecce in un manoscritto di Giuseppe Candido” in “Sallentum” anno III n. 3, settembre-dicembre 1980, pagg. 109-123.

Ho qui illustrato brevemente solo degli appunti estratti da un mio studio, in corso di svolgimento, sulla figura e l’opera di mons. Giuseppe Candido. Comunque, una cosa è certa: la sua alta levatura culturale, morale e religiosa mi ha letteralmente “abbagliato” e “rapito” fin dal primo momento in cui ho cominciato ad interessarmi del Vescovo della mia isola (Ischia) a Lecce, sua città natale, che, tra l’altro, mi ha ospitato per quasi un trentennio e che rimmarrà sempre nel mio cuore.