Woldemar Kaden
Aspetti naturali, topografici e storici dell’isola
d’Ischia
Presentazione di Nicola Luongo
Nella vasta bibliografia
riguardante l’isola d’Ischia, quest’opera di Woldemar
Kaden, professore nativo di Dresda (1838) che insegnò lingua
e letteratura tedesca a Napoli, riveste particolare importanza, non
solo per la profonda indagine sugli “aspetti naturali, topografici
e storici del passato e del presente” della nostra terra, dove
il docente trascorreva i mesi estivi, ma soprattutto per il suo ruolo
di testimonianza oculare delle tragiche conseguenze di due terremoti
che colpirono Casamicciola, il 4 marzo 1881 e il 28 luglio 1883.
Al momento dei suddetti cataclismi, l'insigne docente si trovava Napoli
e, appena conosciuta la tragica notizia, non esitò un istante
a precipitarsi col primo battello disponibile a Casamicciola, per
rendersi conto di persona dell'immane sciagura e, animato da un encomiabile
senso di altruismo e di amore per l’isola reso ancora più
intenso nella sventura, per prestare nei limiti del possibile il suo
aiuto a quella sfortunata popolazione che soffriva pene indicibili.
L'autore di sofferma sui due suddetti terremoti con ricchezza di particolari
e con commossa partecipazione emotiva nella seconda parte del libro,
che risulta più breve e concisa rispetto alla prima, in cui
sono accuratamente descritti la natura del suolo, il clima, i fenomeni
linguistici, le attività lavorative, la vegetazione, le scoperte
archeologiche, le vicende storiche in un crogiolo di razze, di lingue,
di costumi e di dinastie che si succedettero con alterna fortuna fino
al Regno dei Borboni, i quali, nonostante le loro indiscutibili responsabilità
e colpe storiche, fecero molto per l'isola d'Ischia, costruendo comode
strade carrozzabili e soprattutto aprendo il porto nel 1854 con Ferdinando
II, dischiudendo quindi nuove prospettive di sviluppo economico e
sociale.
La tragica esperienza ischitana del Kaden fu affine a quella vissuta
da un altro studioso tedesco amante della nostra isola, Richard Voss
che, in un suo reportage, “Ischia, un ricordo”, descrive
con accenti altrettanto commossi le terribili ferite inferte dal terremoto
del 28 luglio 1883 alla natura isolana, idilliaca e incontaminata,
in quella gioiosa e spensierata serata d’estate, affermando
che, pur avendo visto il campo di battaglia di Sedan, in cui tramontò
il secondo Impero Francese, lo spettacolo di Casamicciola offriva
uno spettacolo ancora più terrificante: “Una sola spaventosa
tomba!”
La trattazione, elaborata in uno stile elevato e forbito, non è
per niente oleografica o idilliaca, nonostante che le bellezze paesaggistiche
vengano esaltate anche con versi da poeti dell'età classica
come Omero e Ovidio e poeti moderni come Jean Paul, Wilhelm Waiblinger,
Alfred de Musset. Inoltre vengono decantate le doti di accoglienza
e di ospitalità degli abitanti dell’isola che fu definita
dal filosofo irlandese George Berkeley “epitome del mondo”
per la molteplicità dei suoi aspetti topografici e umani circoscritti
in un territorio così esiguo. L’origine vulcanica del
territorio, di cui si ricorda particolarmente l’ultima eruzione
avvenuta nel 1302 sotto il regno di Carlo II d'Angiò, e il
pericolo costante di rovinose scosse telluriche vengono percepiti
come una spada di Damocle che incombe inesorabile sulla testa degli
isolani. Lo stesso Epomeo rappresentato da Kaden richiama per certi
aspetti lo “sterminator Vesevo” della “Ginestra”
di Leopardi che raffigura la terribilità della Natura, definita
da Kaden, in sintonia con il poeta recanatese, la “nemica più
grande del genere umano”, di fronte alla quale l'uomo è
fragile ed inerme e destinato inevitabilmente a soccombere, come appunto
avviene all'esile fiore travolto dalla lava incandescente e impietosa.
Nell'opera vengono riportati canti autoctoni popolari, favole alquanto
fosche e truci, più vicine allo spirito teutonico dei fratelli
Grimm che al sottile umorismo e alla bonarietà serena dello
scrittore danese Hans Christian Andersen che conobbe l'isola d'Ischia,
pur non restandone oltremodo affascinato. L'autore non nasconde di
aver consultato diversi autori ischitani, soprattutto lo storico Giuseppe
d'Ascia, da cui riporta integralmente interi episodi particolarmente
significativi, come quello riguardante lo sfortunato Giovannangelo
Patalano, catturato dai pirati barbareschi presso gli scogli affioranti
presso il molo di ponente di Forio chiamati “Le Camerate”
e condotto in schiavitù in Turchia. Viene rievocata la tremenda
vendetta di una popolana foriana a cui gli armigeri borbonici avevano
ucciso l'amato fratello sordomuto; sono menzionate le vicende di sopraffazione
e di violenza di alcuni signorotti feudali del posto tracotanti e
spietati, per i quali valeva soltanto la legge del loro arbitrio e
della loro avidità sconfinata e disumana.
In proposito Kaden evidenzia una concezione democratica della storia,
non raccontando solo le vicende dei regnanti sul trono, ma tenendo
conto in primo luogo del popolo, delle migliaia di vittime, delle
capanne, dei piccoli villaggi solitari, rivelandosi solidale e partecipe
al dolore degli uomini, consapevole che, “finché il sole
risplenderà su le sciagure umane”, soltanto il sentimento
di solidarietà fra gli uomini con atti concreti di reciproco
aiuto ed assistenza materiale e morale, come rifulse specialmente
in occasione dei terremoti a Casamicciola, può connotare una
società veramente civile ed evoluta che corrisponde in pieno
al messaggio evangelico e al ruolo che spetta ad ogni essere umano
degno di tal nome.
L'amore che il Kaden nutre per la nostra isola è dimostrato
dalla profonda conoscenza del territorio e dalla minuziosa descrizione
e denominazione di tutte le acque termali e dai suoi accurati studi
topografici con i nomi di tutti i rilievi montuosi del territorio.
Ciò conferma la validità della tesi dello studioso Giovan
Giuseppe Cervera, secondo il quale le bellezze d'Ischia «non
si trovano nella effimera gioia di una conoscenza fugace, ma chi ama
annegare nel più bello naturale deve percorrere l'isola da
capo a fondo». Certamente oggi, con i molteplici problemi connessi
con il caotico traffico veicolare e con l'urbanizzazione sregolata
e inarrestabile, il comune cittadino si sente sempre meno invogliato
a muoversi e spostarsi da un luogo all'altro, consapevole com’è
che la pace e la semplicità della natura conosciute da Kaden
e le suggestioni idilliache che esse ispiravano sono tramontate per
sempre.
